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Come una piantina – Sintonie con il paziente: terapie migliori, ricadute minori.

Articolo a cura del Dott. Stefano Mazzacurati, psichiatra e psicoterapeuta

Ogni relazione terapeutica – non solo in psicoterapia – richiede la capacità di entrare in sintonia col paziente: non certo utente, né cliente, ma Persona. Nella relazione terapeutica non trascorrono solo parole, anche pause, silenzi, gesti, piccoli commenti di fondo, espressioni del volto, atteggiamenti.

Ecco le parole chiave dell’empatia:

La gentilezza, un necessario contenitore e componente interno del linguaggio della cura. Predispone alla confidenza, comunica disponibilità.

Il rispetto, altrettanto importante, è un sentimento che porta al riconoscimento dell’altro nella sua complessità, astenendosi da qualunque forma di offesa, implicita in commenti e consigli sbrigativi, e di superiorità, evitando controproducenti atteggiamenti direttivi in nome di un preteso sapere.

Il riguardo è guardare ancora, verificare con attenzione e scrupolo, con diligenza e precauzione, cercando di non recare noia o fastidio all’altro, di non urtarne la suscettibilità. La parola riguardo, usata nell’espressione “riguardo a”, rimanda, infatti, a una relazione.

L’intimità è una relazione di amicizia, confidenza o stretta familiarità, un campo di forze che crea un ambiente in cui ci si trova e ci si sente in calda familiarità, armonia, agio, libertà, disporsi ad abbandonarsi con fiducia all’altro.

Lo spazio dell’amore cancella tutti i luoghi, è ovunque, indipendente dalla distanza. Un buon terapeuta entra nello spazio altrui, senza escluderlo né schiacciarlo e nei tempi di “lontananza” (gli intervalli tra le sedure, le ferie, le assenze del terapeuta o del paziente) riesce a far sentire la propria presenza.

Il tempo dell’amore in psicoterapia è il tempo dell’incontro che si prolunga in un tempo successivo, rimandando a un passato, e vivendo un continuo presente dell’esperienza di cura.

Amore e rivelazione: c’è un elemento finale, in ogni autentica psicoterapia, la trascendenza dell’incontro, che ne fa non solo un evento terapeutico ma un inevitabile cambiamento dell’esperienza per chi vi partecipa. Non si tratta solo di una comunicazione non verbale, ma di una sorta d’intesa, un tendere-in, verso un nucleo centrale. Nelle parole, nei gesti, nelle pause, nei silenzi è inteso ciò che non si svela, perché va oltre la comunicazione verbale, oltre la psiche. È il soffio vitale della terapia che porta a una reciproca rivelazione. Per Kierkegaard “chi non può rivelarsi non può amare” e Binswanger, famoso analista esistenziale, dice che “chiunque non può amare, non può darsi, non può rivelarsi: amore e rivelazione di se stessi sono la stessa cosa”. Nel cuore di ogni forma di terapia, troviamo forse solo questo: l’imprescindibile gesto d’amore. Che va coltivato nel tempo, giorno dopo giorno, come una piantina.

Estratto da “Il Magazine del Poliambulatorio Dalla Rosa Prati” Marzo-Maggio 2013

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